Speculazione e clima sono la tempesta perfetta che minaccia la nostra tazzina di caffè

 Buongiorno, come sempre spero che stiate tutti bene. Se la mattina sentite, come me, sentite lo strano bisogno di consumare più caffè del solito per riuscire a partire, da oggi non siete i soli. Ma quell'oro nero che ci sveglia la mattina è al centro di una tempesta economica globale senza precedenti: siamo di fronte al massimo storico dei prezzi degli ultimi 47 anni.

(Immagine generata da Google IA)

I dati del mercato ICE di New York, segnano che l’Arabica ha sfondato il muro dei 3,35 dollari per libbra. Una cifra simile non si vedeva dal 1977. I giganti della produzione mondiale di caffè, Brasile e Vietnam, si trovano stretti nella morsa dei cambiamenti climatici: da un lato siccità e gelate improvvise dimezzano i raccolti, dall'altro le ondate di calore legate a El Niño mettono in ginocchio le piantagioni. Ma la verità più scomoda è che questo aumento non arricchisce gli agricoltori. I prezzi in campagna, anche per chi produce caffè, sono esplosi del 30% tra fertilizzanti, energia e certificazioni, ma i produttori, vendendo il raccolto mesi prima con contratti bloccati su valori vecchi, si trovano a farne le spese. A muovere i fili sono le speculazioni dei fondi finanziari e i rincari dei trasporti marittimi. Il rischio reale è che il caffè diventi un prodotto per ricchi, soprattutto quello che conosciamo oggi. Per questo l'industria sta già studiando le alternative: il ritorno della Coffea Stenophylla, una varietà dimenticata che resiste meglio al caldo, e lo sviluppo del caffè sintetico prodotto per via chimica. Il futuro della nostra tazzina sta cambiando, e l'era del caffè a un euro e qualcosa è ormai un ricordo del passato. Se vuoi approfondire l'argomento ti invito a cliccare sulla nuova puntata di Ager Cultura. Voi berreste il caffè sintetico?

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