Grano, pasta e speculazioni: la complessa realtà della filiera italiana

Buongiorno e buon Ferragosto. Spero che oggi più che mai possiate essere al top della vostra forma. Non so voi, ma io cercherò di godermi questa giornata insieme ad amici e famiglia. In ogni caso, che sia Ferragosto o no, i carboidrati accompagnano le nostre giornate, mentre il settore cerealicolo italiano si trova ad affrontare una situazione complessa e ricca di paradossi

(Immagine generata da Google IA)

Nel 2025 l'importazione di frumento tenero e duro è continuata a crescere, mentre l'esportazione del nostro grano ha visto un calo di valore , nonostante l'aumento generale dei costi di produzione sostenuti dalle aziende agricole. La nascita della Commissione Unica Nazionale (CUN) e il lavoro di ISMEA avevano l'obiettivo di rendere più trasparente la formazione del prezzo di questo bene, calcolando i costi medi per evitare che gli agricoltori vendessero sotto costo. Tuttavia, il recente ricorso di Italmopa e la successiva decisione del TAR del Lazio hanno annullato il monitoraggio dei costi per il raccolto 2025, congelando un passo fondamentale verso la tutela del lavoro nei campi. L'Italia produce ogni anno circa 4 milioni di tonnellate di grano duro, una quantità che da sola non basta a coprire i consumi interni e le massive esportazioni di pasta italiana nel mondo, rendendo necessario l'apporto di grano estero, principalmente dal Canada. Ma confrontare direttamente il grano nazionale con quello d'importazione è improprio: la nostra produzione rispetta regolamenti europei severi, vieta l'uso del glifosato in preraccolta e limita l'impiego di alcune sostanze chimiche, esponendo maggiormente le colture ai rischi atmosferici, dato che devono eseguire un essicamento completo naturale. La situazione non è diversa per il grano tenero, ingrediente base della pizza e del pane, dove i prezzi alla tonnellata rimangono fermi o in calo rispetto al passato a fronte di un'inflazione crescente e dei costi tecnici aumentati anche loro. Sostenere la filiera del grano italiano e fare attenzione all'origine delle farine che acquistiamo non è una semplice questione commerciale, ma la vera garanzia per mantenere vivo il settore primario e garantire la continuità di un cibo di qualità reale. Anche perché, nel cibo, non può essere Made in Italy solo la produzione, ma anche l'origine. La gente non vuole mangiare cibo italiano e non solo lavorato e confezionato in Italia. Voi fate attenzione all'origine in etichetta di farine e pasta? Fatemelo sapere nei commenti e se volete approfondire il tema, vi invito ad ascoltare la puntata del podcast "Ager Cultura", con lo stesso titolo di questo articolo, o cliccando sul link qui sotto. 

Buona giornata e vi aspetto alla prossima!

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